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GRANDIOSO SUCCESSO PER L'ULTIMA NOTTE DI SCOLACIUM DI ARMONIE D'ARTE

“Un luogo dove il tempo passa e rimane”, il parco Archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia, ha rivissuto storie di amore e guerra, tra leggenda e realtà. L’Ultima notte di Scolacium, questo il titolo della grandiosa produzione di Armonie d’Arte Festival, ha riproposto le vicende dei Normanni nell’Italia meridionale, tra luci, suoni e costumi che hanno accompagnato gli spettatori attenti in un crescendo di emozioni e suggestioni. A partire dall’ingresso che ha permesso di costeggiare l’abbazia fino ad entrare nella stessa,  dove ad attenderli c’erano due monaci che con il loro canto hanno introdotto il pubblico in un’atmosfera atavica, tra canti antichi e antiche immagini della stessa “signora silenziosa del parco”. Lo spettacolo entra poi nel vivo e lo spettatore è rapito dalle vicende amorose di Adelasia e Boemondo, interpretati magistralmente dalla giovane attrice catanzarese Daniela Vitale e dall’apprezzato attore di teatro Daniele Pecci; è Cassiodoro ad indirizzare lo spettatore verso gli uomini di quel tempo, con la voce possente e sicura di un Edoardo Siravo, padrone indiscusso del suo ruolo. Il conte normanno Ruggero d’Altavilla è stato interpretato da Franco Costantini, giornalista, attore e poeta, mentre Rosa Feola, promettente soprano, ha vestito i panni di Fata Morgana; i fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso infine, tra i più alti esponenti della tradizione musicale mediterranea, sono stati per una notte i due monaci. Il grandioso musical storico, in un unico atto, nasce da un’idea di Chiara Giordano, direttore artistico del festival, la sceneggiatura è del giornalista Rai Francesco Brancatella, con la consulenza storica di Ulderico Nisticò e musiche originali del premio oscar Nicola Piovani che hanno ricreato con grande suggestione atmosfere magiche. La prestigiosa regia è targata Cristina Mazzavillani Muti. Spettacolari le coreografie di Filippo Stabile, rese ancor più d’effetto con effetti luce, curati dalla Capware, e fuochi pirotecnici, che hanno visto il culmine nel crollo, verosimile, della abbazia nella scena finale. “Si tratta di una produzione particolarissima, di sicura suggestione sotto il profilo spettacolare e narrativo ma anche di grande interesse storico - afferma con soddisfazione il direttore artistico Giordano - una narrazione che oscilla tra verità dei fatti e una più libera interpretazione delle vicende di personaggi lontani nel tempo. Forse sotto queste pietre e questi ulivi sono sepolti non solo i corpi ma anche i destini di uomini e donne di questa terra, in attesa però di una storia nuova”. E questa sera si replica con la seconda serata di uno spettacolo che rappresenta la sintesi di un grande sforzo produttivo di Armonie d'arte Festival.

 

 

Ultima modifica il Domenica, 10 Agosto 2014 13:12

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